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Il Golfo dei Poeti: tra Lerici, Tellaro e Porto Venere.

ottobre 26, 2014

“Beato te,
o Poeta della scienza
che riposi in pace nel Golfo dei Poeti.
Beati voi, abitatori di questo Golfo,
che avete trovato un uomo che accoglierà degnamente
le ombre dei grandi visitatori”

Sem Benelli

Nel cuore del Golfo dei Poeti sorge Lerici, dove sostiamo (come consiglia saggiamente anche Virginia Woolf), per visitare il vicino borgo di Tellaro, patrimonio dell’Unesco, e il pittoresco borgo di Portovenere, raggiungibile da Lerici sia in auto che in barca.
L’accoglienza del porto di Lerici sono i colori vivi del mare, le casse di pesce fresco scaricate sul molo la mattina presto, i bar eleganti in cui fare aperitivo al tramonto.
La salita al castello è d’obbligo per comprendere quanto questo golfo nostrano sia ricco di storia e cultura, e quanto sia stato amato e citato da numerosi poeti, artisti e scrittori che vi hanno soggiornato. Da David Herbert Lawrence a Percy Bysshe Shelley, da Virginia Woolf a Gabriele D’Annunzio e Lord Byron.

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A Portovenere lasciamo il cuore, con le sue strade ricche di pescherie, ristoranti e negozi, mentre a Tellaro facciamo un incontro inaspettato.
Nell’antico borgo ligure conosciamo infatti Massimo, marinaio in pensione che ha viaggiato il mondo, ma che alla fine è tornato nella sua Tellaro. La osserva ancora con gli occhi di un ragazzo innamorato e solo lui sa i ricordi che gli riaffiorano alla mente mentre ci racconta della sua gioventù tra le vie di questo pittoresco e misterioso villaggio, chiuso tra le mura di un intonaco colorato ormai scrostato e impregnato di odore salmastro.
Seguiamo Massimo, che ci mostra dove viveva la sua famiglia, dove c’era la sua vecchia scuola e i vicoli in cui vivevano i suoi amici. Ora, dice, “si sono spostati quasi tutti appena fuori dal borgo antico e possono arrivare con le auto fin sotto casa”. Comprendiamo la scelta mentre, sotto un sole ancora cocente di fine settembre, ci inerpichiamo su e giù tra le scale del paese.
E ora chi ci vive in queste palazzine arroccate sulle scogliere? Hanno comprato tanti inglesi. Anche tanti emiliani e milanesi.Proseguendo ancora in compagnia della nostra guida improvvisata, gli stretti e ripidi vicoli si aprono improvvisamente sulle scogliere dove il mare spumeggia e il vento carico di salsedine ci ristora dal caldo e dalla fatica. È qui che veniamo a conoscenza della sagra del polpo, che purtroppo per noi si è appena conclusa. La sagra del polpo è una tradizione antica degli abitanti di Tellaro, che deriva da molto lontano: una notte il guardiano notturno del borgo marinaro, che aveva il compito di suonare le campane in caso di invasione dei pirati saraceni, si addormentò e non notò così l’arrivo all’orizzonte degli invasori; secondo la leggenda un polpo che passò nella caletta di Tellaro in quel momento si attorcigliò alla fune a cui erano legate le campane e fece quindi rintoccare queste ultime salvando la popolazione, che riuscì così a difendersi dai saraceni. Ovviamente è una magra consolazione per il polipo, che nonostante il buon operato viene festeggiato sulla griglia durante le notti di fine luglio, quando il paese si riempie di visitatori vogliosi di assaggiare la specialità locale.
A Tellaro facciamo anche un altro incontro un po’ speciale. È la chiesa in cui riecheggiano come sospiri le onde del mare. La chiesa di Tellaro infatti è una piccola cripta raccolta ma molto luminosa, grazie ad una grande volta posta appena sotto al tetto; il rumore delle onde entra e si amplifica al suo interno quando queste si infrangono sulla scogliera poco più in basso. Un’esperienza unica.

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