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Una notte per le strade di Palermo

novembre 20, 2016

Una notte per le strade di Palermo, rincontrando vecchi amici davanti ad un bicchiere di Zibibbo in una vecchia osteria della Vucciria e passeggiando per i vicoli del centro, sotto un cielo stellato di fine estate.

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Palermo l’ho conosciuta una notte, per rincontrare vecchi amici dei tempi dell’Università.
Una notte per vagare tra i vicoli del centro, passo dopo passo, come stregati da tutta questa bellezza, sotto i panni stesi nei balconi della Vucciria e sotto un cielo stellato di fine estate.
Palermo è un fiume di ricordi anche se è la prima volta che la incontro. Sono ricordi di città già viste nel mondo e città che ancora non ho conosciuto. Palermo è l’atmosfera di Parigi, è la vivacità del Barrio Alto di Lisbona, è la decadenza romantica di Budapest, è il fascino storico di Roma e dell’antica Grecia.
Ogni scorcio di Palermo mi ha fatto riaffiorare emozioni già vissute in altre città del mondo, ma in tutto questo si è dimostrata unica.

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La notte a Palermo ha l’odore di arancine appena fritte, di pescherie con le serrande abbassate, di vino invecchiato nelle osterie della Vucciria, di caffè appena tostato lungo Discesa dei Giudici, la via delle antiche torrefazioni.

Ci fermiamo per una sosta all’Antica Focacceria San Francesco, locale storico del centro, famoso soprattutto per i pentoloni di latta in cui cuoce tutto il giorno la milza, per il “pane ca meusa” e la focaccia maritata, piatti di quella cucina povera siciliana, rimasta un po’ da parte rispetto ai piatti più noti. Al bancone non mancano naturalmente anche arancine, panelle, cassatine e cannoli. Appese alle pareti del locale ci sono le fotografie in bianco e nero scattate nei set dei film degli anni ’60. Tra queste, alcuni scatti dal set del Gattopardo di Visconti, girato nel magnifico Palazzo Gangi, a pochi passi dallo storico locale.

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Riprendiamo poi il cammino, perché la notte è lunga e le strade di Palermo ci richiamano come all’interno di un labirinto.

Se Woody Allen avesse passeggiato questa notte a Palermo insieme a noi avrebbe ambientato qui Midnight in Paris.
Non parrebbe per nulla strano se un carretto siciliano dai colori sgargianti comparisse davanti a noi e ci caricasse a bordo con un incoraggiante “Amunì!”.
Un carretto siciliano per portarci poi a zonzo tra magie ed incantesimi di una “Palermo parallela”. Questa immagine vi sembrerà ancora più reale, passando davanti ad una delle ultime botteghe artigianali di carretti siciliani, l’antica bottega di Franco Bertolino, dietro l’imponente e magnifica cattedrale gotica e barocca. La notte i carretti riposano dormienti, accatastati l’uno accanto all’altro nello stretto vicolo. Con i loro colori e disegni stravaganti sembrano pronti per riprendere vita, non appena girerai l’angolo. A conoscere i loro segreti solo qualche gatto randagio che fa la guardia e ci scruta con sospetto.

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Sotto la luce della luna piena, Palermo risplende di una bellezza unica e surreale. Ci troviamo all’interno di una dimensione onirica, in cui, in una Palermo quasi deserta, gli unici personaggi che incontriamo sono divinità greche. Ci troviamo così al cospetto di Bacco, Apollo e Venere. Siamo in Piazza del Pretorio, un tempo chiamata la piazza della Vergogna. La luce lunare unita a quella fioca di un lampione illumina poi i corpi nudi e levigati di Ercole, Adone e altre trenta statue che sembrano inscenare qualche opera teatrale di cui stasera siamo gli unici spettatori.

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Lasciando silenziosamente una delle piazze più belle d’Italia, ci lasciamo alle spalle il trionfo dell’architettura barocca del centro storico siciliano, per catapultarci in un nuovo mosaico di stili e di colori. Siamo alla Vucciria, di giorno l’allegria e la forza magnetica di un mercato, di notte la magia di un quartiere intriso di un passato di varie dominazioni.

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Seduti sui gradini diroccati della cinquecentesca fontana della pigna, ci ritroviamo a conteplare una nuova piazza, più decadente e se vogliamo maledettamente romantica, in questa nostalgica notte che accoglie l’autunno. Sulla facciata di un palazzo fatiscente una scritta, “Uwe ti ama”.

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Si tratta di Uwe Jäntsch, artista contemporaneo che ha fatto di questa piazza, ormai abbandonata, il suo straziante grido di denuncia per lo stato di degrado verso il passato artistico e architettonico della città. Guardando questa notte l’opera di Uwe non posso che ritrovarmi in quelle parole. Una volta che si comprende il suo spirito un po’ libero e un po’ dannato allo stesso tempo, la Vucciria si può soltanto amare.

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Alla Taverna Azzurra ci si ferma per un bicchiere di Zibibbo. Allo stereo una canzone in siciliano di Carmen Consoli. Qualcuno balla, qualcuno si saluta per rientrare a casa.
La notte per noi non è finita. Altra strada da percorrere per salutare l’ultimo cielo stellato siciliano, finché le gambe non cederanno alla stanchezza. E comunque non prima di un ultimo morso ad un’arancina ancora calda.

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2 Comments

  • Reply Martina settembre 14, 2017 at 11:58 am

    Un bellissimo post, poetico, che ti travolge e ti porta tra le vie della città.
    “Palermo è un fiume di ricordi anche se è la prima volta che la incontro. Sono ricordi di città già viste nel mondo e città che ancora non ho conosciuto”. Mi hai tolto le parole di bocca. Palermo è proprio così: ti sembra di conoscerla già, anche se non l’hai mai vista di persona.
    Gran bell’articolo ❤

    • Reply Annalisa e Francesco settembre 15, 2017 at 8:13 am

      Grazie mille Martina. Diciamo che questo incipit è il primo pensiero che ho avuto girando per le strade di Palermo. Mi fa piacere che ti ritrovi! Palermo di notte è pura poesia, dovrò tornarci di giorno per scoprirne anche il lato più verace e caotico!

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