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Siamo andati a caccia di tartufo nelle Langhe

5 Novembre, 2019

Siamo andati a caccia di tartufo bianco nelle Langhe insieme ad un vero “Trifulau” piemontese. Abbiamo scoperto gli antichi segreti di questo fungo per poi andare ad assistere alla sua vendita nella piazza più importante del mondo: la Fiera Internazionale del Tartufo Bianco di Alba.

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Esiste un luogo, nascosto oltre gli ordinati filari di Barolo e Barbaresco, dove i boschi e l’umidità sono l’habitat perfetto per un altro raro (e misterioso) frutto della terra. Siamo a Monchiero Alto, nel cuore delle Langhe e stiamo per addentrarci in un’antica tartufaia.

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A farci strada Ezio, classe ’47, che gira tra questi boschi da quando era bambino, e il suo segugio, una cagnolina dal fiuto prezioso: Dora.
Una fitta nebbiolina ci estranea da tutto. Le foglie del sottobosco sfrusciano sotto i nostri passi e Dora, anni di terra sulle narici, corre tra la boscaglia, inebriata dai profumi.
Non potevamo trovare posto migliore per scoprire i segreti di quello che viene definito l’oro di queste terre: il tartufo bianco delle Langhe. Ed è conoscere e ripercorrere la vita di questo fungo, “dalla terra al piatto”, il motivo principale che ci ha spinto nelle terre di Langhe e Roero, nel foliage autunnale che trasforma le colline in tavolozze di colori.

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Addentrarsi nei boschi alla ricerca del tartufo è un’esperienza veramente emozionante. In questi boschi generazioni e generazioni si sono passate il testimone, nelle notti di luna piena. Un testimone bitorzoluto, grande come il pugno di una mano (se sei fortunato), con un forte odore di terra, muschio e umidità.

“Ha trovato qualcosa” dice Ezio rivolgendosi a noi. “Quando Dora trova qualcosa sa che deve venire da me a riscuotere il suo premio“, ci spiega mentre le lascia immergere il muso nella tasca piena di biscottini.
Infatti, appena ricevuto il suo premio, Dora ci accompagna tra le radici di una grossa quercia.

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È qui che inizia il rito: Ezio di accovaccia per terra, sposta le sterpaglie dal terreno e con una piccola vanga estratta dalla cintura inizia a scavare nel punto in cui Dora aveva iniziato a raspare.
È questione di pochi secondi, poi le mani prendono il posto della vanga e iniziano ad accarezzare il terreno, finché non compare una grossa pepita di tartufo bianco.
Ezio la estrae tra le radici con religioso silenzioso, la scrolla dal terriccio in eccesso e se la porta al naso. Chiude gli occhi e si lascia trasportare dai profumi che emana il piccolo tesoro.

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Dal peso, dalla consistenza e dal profumo, è possibile stabilire il valore di un tartufo bianco. Solo alcuni rispettano gli standard per essere venduti sulla piazza mondiale più famosa per la compravendita di tartufi: la Fiera Internazionale del Tartufo Bianco di AlbaEd è proprio lì che siamo diretti.

Ad Alba per la Fiera Internazionale del Tartufo Bianco

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File di stendardi dal gusto medievale ci accolgono in un borgo in festa. Le strade di Alba sono colme di visitatori con l’acquolina in bocca e persone con costumi d’epoca, che sollevano balle di fieno o vecchie botti per allestire il Baccanale del Tartufo, che da qui a poco trasformerà Alba in un vivace borgo medievale con tanto di figuranti, balli e teatri di strada.

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Ma è all’interno dello storico Cortile della Maddalena, dove ogni fine settimana di ottobre e novembre si svolge il Mercato Mondiale del Tartufo Bianco, che inizia la vera giostra di profumi. Qui ogni giorno, prima dell’apertura, i venditori presentano i propri tartufi ai giudici della Commissione Qualità, che esegue un’accurata analisi sensoriale, selezionando soltanto i prodotti idonei alla vendita che, a quel punto, vengono contati e pesati.

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Quando le porte si aprono al pubblico, fiumi di persone inebriate dai profumi entrano e si appostano davanti alle migliaia di ampolle di vetro, sotto cui sono custoditi tutti i tartufi provenienti dai vicini boschi di Langhe Roero e Monferrato. Ma non fatevi intimidire: il vero e unico modo per vivere al meglio la vostra esperienza è quello di annusare, curiosare e farsi raccontare la storia direttamente dai trifolai dietro ai loro trofei. Oltre al tartufo poi è possibile acquistare e assaggiare tante specialità della zona: formaggi, salumi, pasta fresca, nocciole.

È in questo fermento che ci si rende conto di come questo territorio sia una delle mete del turismo enogastronomico più apprezzate del mondo.

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La Fiera Internazionale del Tartufo Bianco d’Alba rappresenta un mondo che da contadino si è fatto imprenditore e che concilia la crescita economica con la tutela del territorio: il Tartufo Bianco d’Alba, fungo ipogeo spontaneo, non coltivabile, misterioso figlio di un terreno sano e simbolo della sostenibilità.

Le sorprese della giornata però non sono finite per noi, ci manca un appuntamento imperdibile che si svolge all’interno della Fiera di Alba: l’Alba Truffle Show, dove si svolgono gli Show Cooking con i grandi chef, le Analisi Sensoriali del Tartufo e le Wine Tasting Experience.

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È così che ci ritroviamo con una tavola apparecchiata in pole position di fronte al piano di lavoro di uno degli chef più premiati d’Italia, Chicco Cerea, 3 stelle Michelin, cuoco del Ristorante Da Vittorio a Brusaporto. Partecipare a uno dei tanti appuntamenti organizzati dalla Fiera è un modo per entrare ancora più a contatto con l’eccellenza di questi territori.

Durante il Foodies Moment con lo chef Chicco Cerea abbiamo degustato alcuni vini locali e assistito alla preparazione di un risotto a 3 stelle Michelin: con pancia di maialino, riduzione di passito, crumble di cavolfiore e spuma di castagne. Naturalmente guarnito da una lamellata di tartufo bianco.

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Questa giornata nelle Langhe ci ha permesso di avvicinarci ad un prodotto che spesso di etichetta come “posh”, per palati raffinati e cucine gourmet. Ma ci siamo ricreduti: abbiamo trovato un prodotto che nasce nella terra, che si raccoglie a mani nude, scavando tra erba e fango. Un simbolo di sostenibilità che accompagna ogni autunno e inverno uomini e donne, con i loro cani, ad affrontare freddo e umidità nelle notti di luna piena.

Non solo tartufo, i belvederi e le visite in cantina

La fitta nebbia che sale dai vigneti la mattina svela i magnifici colori dell’autunno. Prima di tornare a casa percorriamo per l’ultima volta la Strada del Barolo, con le sue sinuose curve tra i vigneti e i noccioli. Non possiamo lasciarci alle spalle le colline di Langhe, Roero e Monferrato senza aver fatto una breve visita ad almeno una cantina vinicola.

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E allora ci dirigiamo verso il magnifico borgo di Barolo, poi verso il bellissimo Belvedere de La Morra, dove oltre alla vista delle colline, merita una breve sosta anche la caratteristica Cappella del Brunate, che spunta dai vigneti: Sol LeWitt e David Tremlett gli artisti che negli anni ’90 seppero trasformare un edificio in rovina in una splendida testimonianza di arte contemporanea.

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Se amate l’arte contemporanea e il design fermatevi per una degustazione vini nella cantina più pop del territorio, l’Astemia Pentita. Altrimenti, per un wine trekking tra le vigne, le storiche Cantine Ceretto sono l’ideale, con degustazione finale all’interno di una “bolla” sospesa sulle colline di Monsordo.

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Quando andare nelle Langhe? 

Il periodo “clou” è sicuramente l’autunno, quando il foliage trasforma le colline in tavolozze di colori e quando si svolge la Fiera Internazionale del Tartufo bianco di Alba (quest’anno dal 5 ottobre al 24 novembre). Il costo del biglietto d’ingresso è di 4€ e una percentuale di questo importo è destinata alla tutela dell’ambiente tartufigeno. Da alcuni anni infatti, la Fiera si fa promotrice di un’attività di ripristino di tartufaie naturali.

Si ringrazia Turismo Langhe Roero per l’accoglienza.

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